Città del Vino
SETTEMBRE A BADESI. IL MESE DELLA VENDEMMIA
Una storia eroica scritta sulla sabbia, modellata dal vento, custodita dal mare.
Tra le dune e i terreni sabbiosi affacciati sul Golfo dell’Asinara, la vendemmia a Badesi, città del vino, è un rito che si ripete da generazioni, eppure mai identico.
Il riconoscimento di “Città del vino” nasce dall’unione di alcuni elementi che rendono il suo terroir costiero tra i più rari d’Italia: generazioni di famiglie che coltivano i propri vigneti, tramandandosi la passione per la vinificazione; i terreni sabbiosi vicini al mare; e i vigneti eroici di Vermentino di gallura DOCG a piede franco. Eroici perché crescono su suoli sabbiosi, dove le radici devono spingersi in profondità alla ricerca dell’acqua, ma anche perché proprio quella sabbia, nei secoli, li ha protetti dalla fillossera, permettendo a queste viti di sopravvivere senza essere mai innestate.
Ogni annata ha il suo tempo, il suo carattere. Un viaggio lungo e paziente che quest’anno è partito in anticipo, già nel primo fine settimana di agosto, con la raccolta delle uve bianche e rosé destinate alle basi spumante.
Settembre è il mese dove la stagione entra nel vivo. È il momento in cui si dà avvio alla raccolta dei vini fermi, un vitigno dopo l’altro. Si parte dall’iconico Vermentino di Gallura DOCG, per poi passare al Cannonau destinato ai rosati e, a seguire, quello per i rossi strutturati. A chiudere la carrellata delle uve a bacca rossa arrivano poi i vitigni più rari e tradizionali: il Bovale, la Caricagiola (Carigagghjiola, nel dialetto locale), Lu Pascali, il girò e Cabernet Franc.
Ogni cantina segue il proprio obiettivo enologico e organizza i filari di conseguenza. Alcune cantine scelgono persino di attendere la fine di settembre per certe partite di bianco, dando vita a una vendemmia tardiva, dove un leggero appassimento in pianta regala uve bianche con una concentrazione naturale di zuccheri e profumi, grazie alla parziale disidratazione degli acini sotto il sole autunnale e il vento marino.
Le date restano indicative: a Badesi la parola definitiva spetta sempre al sole, al vento e alla pazienza di chi lavora in vigna ogni giorno.
Le radici della tradizione: le viti a piede franco.
Il tratto più identitario della viticoltura di Badesi, però, risiede nelle sue terre sabbiose.
Quando la fillossera devastò i vigneti europei alla fine dell’Ottocento, le dune e le vigne sulla sabbia fecero da scudo naturale: l’insetto trovò grande difficoltà a diffondersi in questi suoli, e molte viti hanno potuto continuare a crescere come due secoli fa, a piede franco.
Un’eredità che va oltre la teoria: è un patrimonio raro, oggi citato anche in studi regionali, che le cantine del territorio custodiscono come cuore della propria identità prima ancora che come curiosità storica. Le viti, allevate soprattutto ad alberello – per proteggersi dal vento e contenere le perdite d’acqua – o a spalliera con potatura Guyot, disegnano un paesaggio dove il lavoro diventa memoria.
Cosa racconta il bicchiere.
Nel calice, questa storia di sabbia, vento e radici antiche si traduce in vini intensi al naso, freschi al palato grazie alle forti escursioni termiche, e in bocca segnati da una sapidità che richiama la macchia mediterranea e la vicinanza del mare.
Ogni vendemmia, in fondo, non è solo la raccolta di un frutto: a Badesi è la conferma di un equilibrio che dura da generazioni tra la terra, il vento e chi continua a coltivarla.
Le cantine nel nostro territorio,
Il modo migliore per conoscere questi vini è vivere la sua storia: entrare in cantina, camminare tra i filari, incontrare chi li coltiva ogni giorno. Ecco le aziende del nostro territorio che ogni giorno danno vita ai vini di Badesi:
Cantina Li Duni: propone tour guidati tra i vigneti e percorsi di degustazione abbinati a taglieri locali, con serate di musica al tramonto, in un posto magico. Tra le etichette spicca il Nozzinnà, il loro Vermentino a vendemmia tardiva. Al Vinitaly 2026, il loro Vermentino di Gallura DOCG Nou è stato selezionato tra i migliori vini italiani della guida 5StarWines – The Book, ottenendo un punteggio di 92. [1, 2,]
Cantina Li Seddi: Apre le porte della sua cantina con degustazioni del Vermentino di Gallura DOCG Superiore – tra cui il Lagrimedda, coltivato nei terreni sabbiosi più vicini al mare. La cantina ha fatto registrare un prestigioso “poker” di premi al Vinitaly 2026, con ben quattro etichette inserite nella guida internazionale 5StarWines – The Book: Aria di Mari (Metodo Classico) con 91 punti, Li Pastini (Superiore) con 91 punti, Aria di Mari Rosato con 90 punti e Rosamarina (Cannonau DOC Rosato) con 90 punti. [1, 2]
Podere Lu Ecciu: nata nel 2019, ha aperto la vendemmia 2026 con le uve destinate agli spumanti: il metodo classico Bagu e il charmat Elicriso. Il loro progetto vitivinicolo è dedicato alla coltivazione del Vermentino, da cui nasce Alìpinta, Vermentino di Gallura DOCG Superiore, un vino elegante e identitario.
Le visite in cantina si organizzano contattando i produttori con qualche giorno di anticipo, un modo per scoprire da vicino quello che l’azienda ha costruito finora e quello che sta costruendo.
Solcia Azienda Agricola: Una realtà giovane che sta scrivendo la propria storia attraverso produzioni di nicchia e una viticoltura attenta alla terra.
Nei vigneti di Solcia, il suolo viene custodito e nutrito tutto l’anno attraverso pratiche di agricoltura rigenerativa, senza l’utilizzo di prodotti chimici. Un approccio che mette al centro la vitalità del terreno e l’equilibrio dell’ecosistema.
Tra le produzioni della cantina spicca “Bacca de Deus”, Vermentino di Gallura affinato in anfora. Un vino che racchiude una filosofia fatta di cura quotidiana, pazienza e rispetto per il territorio.